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«Rucco, non c’é discontinuità con Variati: ex Centrale del Latte occasione persa»


L’ex assessore Cicero: «Andava mantenuta l’edificabilità di alcune aree, così il recupero non è completo. E il sindaco non decide»



Da VVox 23 novembre

«Ma dov’è la discontinuità con l’amministrazione Variati? Sull’ex Centrale del Latte hanno perso una grande occasione». Claudio Cicero, fino a un mese e mezzo fa assessore alla mobilità della giunta  di centrodestra di Vicenza, la settimana scorsa ha rotto il silenzio dopo 40 giorni dalla cacciata decisa dal sindaco: «mi sono mosso all’interno del programma elettorale, se è cambiato qualcosa avrebbero dovuto dirlo alla gente che ha votato questa amministrazione». Oggi centra il mirino sull’ex Centrale del latte, terreno di proprietà comunale tra via Mentana, via Medici e via Monte Grappa, sul quale ha un dossier completo di progetti e piani di recupero. Lì, la riqualificazione dell’area prevede uno spazio pubblico, con un edificio centrale, sala polifunzionale, sede per associazioni e uno spazio bar aggregativo. Ma ci sono tre aree, che Cicero ha segnato con la penna rossa, che non rientrano nell’intervento di recupero. «Il piano interessa 13 mila metri quadrati, dove sono previste aree verdi, due piccoli parcheggi, la sistemazione dell’ex palazzina uffici e la ridefinizione dell’edificio centrale, già demolito. Il problema però sono altri 4mila metri quadrati, non inseriti nel piano, e praticamente abbandonati: tre aree per le quali non è stata fatta nemmeno la bonifica bellica. Perché non ci sono i soldi».

«Scelte a danno della città»

Cicero ripercorre il percorso che ha portato all’attuale piano di recupero: «Variati aveva adottato una delibera in cui prevedeva l’edificabilità di alcuni spazi, per valorizzarli ma anche per disporre delle risorse per il recupero dell’area. Poi però l’allora amministrazione ha ottenuto i finanziamenti dal “bando periferie” e ha quindi deciso di fare marcia indietro e di togliere l’edificazione, perché i soldi per sistemare l’area ex Centrale erano stati trovati. Ha quindi adottato una variante che, dopo le elezioni, l’amministrazione Rucco ha portato avanti continuando sulla stessa linea e approvando la delibera. Sbagliato, perché così il recupero interessa soltanto la parte centrale. Tre spazi importanti restano fuori, provocando un danno alla città». Difficile secondo Cicero quantificare quanti soldi il Comune avrebbe potuto ottenere mantenendo l’edificabilità: «Sicuramente hanno perso i soldi idonei a coprire la sistemazione di tutta l’area di S. Bortolo. Con l’edificabilità i privati avrebbero provveduto alla bonifica e al recupero completo, non dimentichiamo che sono terreni di proprietà comunale. Non approvando la delibera di Variati, l’Amministrazione avrebbe avuto una carta in più. Adesso si lavora sulla parte centrale, prospiciente alla chiesa, ma il resto? Il danno è doppio: perdere risorse e far perdere di valore ad una proprietà del Comune». Cicero ricorda anche di aver avanzato l’ipotesi di una alternativa: «Avevo proposto di trasferire lì l’ufficio postale di viale Dal Verme, che non ha parcheggio, è sulla strada. Poteva essere di servizio funzionale per il quartiere. Invece la scelta è stata diversa, si era parlato di medicina di gruppo. In realtà una decisione ancora non c’è. La mia proposta comunque era stata bocciata».

Senza soldi

Il rammarico per Cicero è forte: «Mi ero speso perché la delibera di Variati che annullava l’edificabilità non venisse approvata. Dei limiti comunque sull’indice edificatorio già c’erano, si sarebbe potuto discutere con i privati su quanto costruire, ma così ci sarebbero state le risorse necessarie. Qualcuno si era già fatto avanti». Il caso gli dà uno spunto per una riflessione generale sulla sua ex giunta: «Stanno facendo le stesse cose che aveva deciso Variati, non c’è discontinuità. Ma la sinergia pubblico-privato è fondamentale perché i Comuni di soldi ne hanno sempre pochi. Una città come Vicenza ha 7 milioni di euro per tutto, lavori pubblici, strade… non riesci a fare quasi niente senza altre risorse».



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